mercoledì 28 gennaio 2015

Richard Smith: meglio morire a 75 o 150 anni?




Getta uno sguardo freddo sulla vita,
sulla morte. Cavaliere, va' avanti!
Il dott. Richard Smith, ex direttore della prestigiosa rivista di medicina "British Medical Journal", con pubblicazione settimanale, ha scritto recentemente sul suo blog (31/12/14), un post dal titolo provocatorio "Dying of cancer is the best death" (Morire di cancro è la migliore morte). L'ho tradotto, vedi qui. Sosteneva che "la morte migliore è quella provocata dal cancro," perché "dà la possibilità di dire addio ai propri cari, di riflettere sulla propria vita, di lasciare gli ultimi messaggi, di visitare luoghi speciali per l'ultima volta, di ascoltare la musica amata, di leggere le poesie preferite e di preparare, secondo ciò in cui si crede, l'incontro con il Creatore o l'eterno oblio." Questo post ha suscitato un acceso dibattito fra chi era d'accordo (pochi) e chi era in disaccordo (molti). Ha dovuto quindi precisare, in un succesivo post, quali erano gli obiettivi che si prefiggeva: far discutere sulla morte e sul morire e sulle spese per la ricerca sul cancro. Qualche giorno fa Richard Smith è tornato sull'argomento discutendo due recenti articoli pubblicati in America che presentavano due visioni opposte sulla migliore età per morire. In uno, l'oncologo e bioeticista Ezekiel J. Emanuel (58 anni di età) sostiene che l'età giusta per morire è 75 anni, nell'altro, il medico Joon Yun (manager, investitore) afferma che si dovrebbe vivere fino a 150 anni. Per la verità Emanuel pensa che dopo i 60 anni non si dovrebbe fare più prevenzione e dopo i 75 anni non si dovrebbe più accettare di essere curati: insomma una lenta fatalistica eutanasia passiva. Il post di Smith (62enne) è molto interessante, motivo per il quale vale la pena di leggerlo integralmente nella sua versione originale o in italiano.
Ecco la traduzione in italiano e tra parentesi quadre alcune mie precisazioni (mi sono avvalso della traduzione trovata nel blog aringherosse).

Richard Smith: Would you like to die at 75 or 150? (Meglio morire a 75 o a 150 anni? ) pubblicato il 16 gennaio 2015.
William B. Yeats [(Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939) è stato un poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese] ha detto che “Gli unici argomenti che possono interessare una mente seria sono il sesso e morte.” Così, anche se ho una mente più impertinente che seria, torno a parlare della morte dopo la mia ultima riflessione sul tema che si è diffusa letteralmente in tutto il mondo [Morire di cancro è la migliore morte]. Mi chiedo se è meglio vivere per 75 o 150 anni, e, chi mi conosce sa già la mia risposta. Sto facendo la domanda, perché un amico mi ha inviato dall'America due interessanti articoli che trattano il problema.
Uno è scritto dall’oncologo ed bioeticista Ezekiel J. Emanuel che spiega perché vuole morire a 75. È molto più impressionante per un americano che per un britannico scrivere ciò perché, come spiega Emanuel, gli Stati Uniti sono la terra di quella che egli chiama "il mortale americano. " Il mortale americano è "ossessionato  dall'esercizio fisico, dal fare puzzle mentali, dal consumo di intrugli vari di succhi e proteine, dalle diete rigorose e dall'assunzione di integratori e vitamine, il tutto in uno sforzo coraggioso di ingannare la morte e prolungare la vita il più a lungo possibile ". Il mortale americano crede nella teoria della"compressione della morbilità ", che sostiene che possiamo vivere sempre più a lungo, ma con meno disabilità. È, scrive Emanuel, "un'idea tipicamente americana.”
In realtà, come dimostra Emanuel, l'evidenza suggerisce che il periodo di vita trascorso in uno stato di disabilità si sta allungando. Ecco i frutti amari della medicina moderna, acquistati a costi rilevanti. L’assistenza sanitaria "non ha rallentato il processo di invecchiamento, quanto ha rallentato il processo di morte."
La ricompensa per la stramberia della salute della maggior parte degli immortali americani è un lungo periodo di declino, solitudine, sofferenza, e accessi continui al sistema sanitario; molto meglio, sostiene Emanuel, morire a 75 anni. Sceglie 75 perché a quell'età "la creatività, l'originalità e la produttività sono, per la stragrande maggioranza di noi, praticamente andati persi.” Vuole essere ricordato dai suoi figli e dai suoi nipoti come “persona attiva, vigorosa, impegnata, animata, entusiasta, divertente, caldo, amorevole, non curvo e lento, smemorato, e ripetitivo, che chiede continuamente  “Che cosa ha detto?””
Emanuel si oppone al suicidio assistito, quindi non vuole essere “dimenticato” a 75 anni. Piuttosto smetterà ogni attività di prevenzione dopo i 60 anni e rifiuterà tutte le cure, gli antibiotici compresi, dopo i 75. "Se mi ammalo di cancro," egli scrive, “rifiuterò le cure." È “un oncologo,” lo ricordo, il mio tipo di oncologo.
In California la si pensa in modo diverso. Il dr Joon Yun, medico diventato investitore, sta offrendo un milione di dollari come Premio Palo Alto per la Longevità. I vincitori dovranno fermare l'invecchiamento ripristinando la capacità omeostatica. Yun ritiene che il declino della capacità omeostatica è la causa dell’invecchiamento e di tutte le disabilità ad esso associate. Una persona normale di 25 anni, ogni anno, ha solo una possibilità su 1000 di morire per cause esterne, quindi senza declino omeostatico è possibile una vita che duri mille anni.
Ma per ora, Yun opta per 150 anni e pensa che la desolante ricetta di Emanuel sia "ridicola e obsoleta.”
Ho vissuto a Palo Alto, la sede della Stanford University, per un anno dal 1989 al 1990, ed è un luogo straordinario. Tutti sono alti più di un metro e ottanta, con denti perfetti, e o milionari o premi Nobel (consentitemi la licenza poetica). Vorrei andarci per un mese e non vedere nessuno fumare. Nessuno era obeso. Nessuno era brutto. È un posto, la casa di Google, dove tutto è possibile, e la morte è opzionale.
Ma che cosa faremo esattamente per 150 anni? Possiamo vivere nello stesso modo?
Sonia Arrison, consigliere di amministrazione della Singularity University in California, dice: ”È probabile che abbiano rapporti seriali di lungo termine, più rapporti di amicizia, più matrimoni. La famiglia nucleare sarà meno comune ". E per quanto riguarda la carriera professionale? Avrei potuto andare avanti come direttore del BMJ fino al 2072, aprendo la strada a Fiona quando avrebbe avuto circa 140 anni.
La bellezza della California è che ci si può reinventare in un attimo. Siete quasi tenuti a farlo. Ti svegli una mattina e pensare: "Sono stanco di essere Richard Smith, che vive qui, essendo sposato con X, e facendo il lavoro Y.” Nel pomeriggio tutto sarà cambiato. Ma avremo l'energia per continuare a reinventare noi stessi per 150 anni? Yun non ha alcun dubbio che lo faremo.
Un'altra preoccupazione, però, è il divario longevità. Già ora il divario tra i ricchi bianchi di Atherton (un luogo ancora più ricco vicino a Palo Alto) e i neri poveri di East Palo Alto è di 20 anni, ma una volta che la nuova tecnologia per allungare la vita diventerà disponibile il divario può crescere fino a 90 anni. La maggior parte dei californiani non si preoccuperà di questo in quanto darà ai loro vicini neri poveri un sogno da raggiungere, ma i paesi, come la Gran Bretagna, che danno più valore alla solidarietà si potranno ribellare.
Sceglierete quanto tempo vorrete vivere, ma la formula di Emanuel può essere messa in atto subito, mentre per la tecnologia della longevità di Yun si dovrà attendere. E, come società, potremmo anche decidere di adottare la formula di Emanuel e sospendere le cure a tutti gli over 75. E questa pur essendo un’idea atroce, potrebbe, tuttavia, risolvere i problemi finanziari del Servizio Sanitario Nazionale NHS in un colpo solo (naturalmente sto scherzando).

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