
Dopo aver letto il post di Veronesi e il libro che lui consiglia“Una sfida possibile”, scritto da due scienziati seri come
Gianni
Bonadonna e Jacopo Robustelli della Cuna, si può anche per curiosità visitare questi siti.
Le terapie alternative recenti che vengono citate sono: Terapia del Dr. Giuseppe Nacci, terapia
del Dr.
Tullio Simoncini, terapia
Puccio, terapia Pantellini, terapia Kousmine, terapia di padre Romano Zago e terapia Albert.
Quelle meno recenti sono: Renè Caisse, Terapia
Oxsey, terapia Gerson,
siero Bonifacio.
Chi volesse leggere sull'argomento terapie alternative la pagina del naturopata Alberto Mondini, 61 anni, fondatore dell’Arpc (Associazione per la ricerca e la prevenzione del cancro), pubblicato sul quotidiano Il Giornale il 5 ottobre 2008 clicchi qui.
Ecco, invece, il post dal titolo Il pericoloso esempio di
Steve Jobs tratto dal blog di Umberto Veronesi inserito nella rubrica: Parliamone.
Per ragionare e capire. Ed essere liberi di decidere (clicca qui).
Su Steve Jobs, il genio di Apple, si
stanno incrociando due polemiche. Una è di tipo politico e qui non
c’interessa. L’altra gira intorno alle dichiarazioni di un giovane
oncologo, Ramzi Amri: secondo lui il tumore di Jobs non era
letale, e se avesse seguito cure tradizionali invece che alternative il
padre di Apple si sarebbe salvato.
Io mi guardo bene dal giudicare un caso
di cui non ho conoscenza diretta e quindi non mi azzardo, senza
conoscere a fondo il dossier clinico, a dire se il tumore di Jobs era
tra quelli a prognosi più favorevole. Salvo smentite (che non ci sono
state) sembra però assolutamente vero che Jobs, buddista e
vegetariano, abbia rifiutato inizialmente le cure tradizionali, e abbia
preferito affidarsi alla medicina cosiddetta “alternativa” e quando la
situazione clinica è precipitata si sia rivolto alle terapie
scientificamente convalidate.
Ora, io penso che essere buddista e
vegetariano non sia una semplice nota biografica, e non vorrei vederla
citata per inciso, come una curiosità. Citarla in questo modo fa di
Steve Jobs un personaggio modaiolo, il che non faceva parte del suo
stile, né della profondità del suo pensiero. Penso invece che la scelta
vegetariana e l’adesione a un religione come il buddismo siano, in una
persona intelligente e sensibile, il punto di arrivo di una ricerca
etica ed intellettuale molto ampia e probabilmente anche molto sofferta.
Rispetto queste idee, ma da laico devo
dire che spesso una lunga e appassionata permanenza nel mondo dello
spirito ha l’effetto di spingere fuori strada anche le intelligenze più
lucide e robuste. Perché preferire la medicina alternativa alla
medicina “evidence based”, che allinea risultati realmente ottenuti e
statisticamente provati? Mi dispiace profondamente pensare che
Steve Jobs abbia affidato le sue speranze di guarigione alla scombinata
congerie delle cure anticancro “dolci” o “alternative’(dall’olio di
squalo ai clisteri di caffè), confutate e smontate una per una, nel loro
libro “Una sfida possibile”, da due scienziati seri come Gianni
Bonadonna e Jacopo Robustelli della Cuna. Anche per l’Aids sono state
proposte cure eterodosse di tutti i generi, ma senza alcun successo, e
senza un solo caso documentato di guarigione.
Ovviamente, ognuno è libero di
scegliere come curarsi, ed è anche libero di non curarsi affatto.
Intorno alla scelta individuale di Jobs non c’è quindi niente da
obiettare. E’ invece l’effetto “rimbalzo” che mi preoccupa: se un
personaggio percepito come un “guru” da milioni di persone diffonde una
sua idea circa la salute e la malattia, il rischio è che convinca molti
ad abbandonare le cure efficaci, e a scegliere una suggestione. Guarire
dal cancro è anche una corsa contro l’orologio: un intervento chirurgico
tempestivo può essere la salvezza, ma se si perde tempo con le
illusioni, poi non c’è più nulla da fare.
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