mercoledì 16 gennaio 2013

Tumori Recidive e metastasi ecco i farmaci che aiutano a vivere


Nella Rassegna Stampa dello IOV di martedì, 15 gennaio 2013, si possono leggere questi quattro interessanti articoli che parlano dell'oncologia:
  • Tumori Recidive e metastasi ecco i farmaci che aiutano a vivere
    (martedì, 15 gennaio 2013 - REPUBBLICA - Pag. 28)
  • Genesi delle neoplasie dalla cellula ai tessuti
    (martedì, 15 gennaio 2013 - REPUBBLICA - Pag. 29)
  • Troppe biopsie nuovi marker per la prostata
  • (martedì, 15 gennaio 2013 - REPUBBLICA - Pag. 31)
  • Malattie gravi, 8 su 10 preferiscono la verità
    (martedì, 15 gennaio 2013 - REPUBBLICA - Pag. 37)
Copio e incollo dal sito di Repubblica.it il primo articolo, inserendo dei link per meglio comprendere di cosa si tratta.
Tumori, tra recidive e metastasi ecco i farmaci che aiutano a vivere
La ricerca ha prodotto 9 nuovi medicinali che saranno in commercio anche in Italia entro il 2013, e altri 4 attesi nel 2014 a conclusione della sperimentazione. Non riescono a "spegnere" la proliferazione incontrollata delle cellule cancerose, ma permettono sopravvivenze anche di anni
di ARNALDO D'AMICO

Biofarmaci
BOSTON - Sono nove i farmaci nuovi contro vari tipi di cancro la cui autorizzazione in Italia è prevista per quest'anno, in genere già autorizzati negli Usa e in Europa. Altri quattro il prossimo anno, se le autorità regolatorie europee e poi italiane avranno completato l'esame della enorme mole di dati dei risultati. Nessuno guarisce dal cancro, come il mix di farmaci che eradica la leucemia promielocitica acuta, al momento unica cura farmacologica definitiva, messa a punto da Pier Paolo Pandolfi direttore del Beth Israel, uno dei quattro centri di ricerca oncologica della Harvard University di Boston.
I farmaci in arrivo contrastano la proliferazione incontrollata del cancro, ma non lo spengono. Per questo si useranno quando il tumore è scoperto troppo tardi per essere asportato e ha già dato metastasi. Regalano sopravvivenze di qualche anno contro i pochi mesi dei trattamenti attuali. Di fatto, un miracolo, anche se molto costoso perché i farmaci di questo tipo, cosiddetti "intelligenti", già in commercio arrivano a costare anche 60 mila euro per mese di trattamento.
I tredici farmaci in arrivo (per 15 tipi di tumori perché alcuni hanno più indicazioni) hanno tutti mosso i primi passi circa una decina di anni fa grazie a collaborazioni tra cliniche e centri di ricerca universitari e industrie farmaceutiche, come quella realizzata qui tra la Novartis e il Dana Farber, un altro dei quattro istituti oncologici di Harvard. In genere si è partiti dalla scoperta di un gene la cui alterazione innesca la moltiplicazione incontrollata delle cellule.
Poi si è messa a punto una molecola che riesce ad inceppare il meccanismo patologico avviato dal gene anomalo. E infine la si è provata su colture di cellule animali, umane, topi e pazienti, se le sperimentazioni precedenti erano state superate, per verificare che desse benefici e che questi fossero superiori agli effetti collaterali. Un lungo percorso che ha lasciato per strada centinaia di molecole perché hanno fallito anche una sola delle varie prove.
Ed ecco i farmaci in arrivo messi a punto dalla maggiori aziende farmaceutiche. 
Da Novartis è appena arrivato (dicembre 2012) l'everolimus col nome commerciale Afinitor, per il trattamento dei tumori neuroendocrini di origine pancreatica in fase avanzata. Contrasta l'attivazione aberrante del gene mTOR, alla base dello sviluppo del tumore. È il primo nuovo farmaco per questi tumori scoperto negli ultimi 30 anni.
Lo stesso Afinitor, sta per essere immesso anche in Italia per il trattamento con exemestane, delle donne in post-menopausa con stato recettoriale ormonale positivo affette da carcinoma mammario tipo HER2/neu negativo, dopo recidive o progressione di malattia e dopo il fallimento della terapia ormonale con inibitori dell'aromatasi non steroidei.
Signifor (nome della molecola pasireotide) invece è destinato a contrastare i tumori dell'ipofisi, dopo fallimento della chirurgia, che portano la Sindrome di Cushing, grave squilibrio ormonale potenzialmente letale e l'acromegalia, una deformazione progressiva di volto e mani. Jakavi (ruxolitinib) per il trattamento della mielofibrosi, neoplasia rara che colpisce il midollo osseo.
Termineranno invece quest'anno la sperimentazione: dovitinib (non ha ancora il nome commerciale) contro il tumore al rene in fase metastatica, Afinitor contro il tumore al seno metastatico tipo Her2+ e Her2-, Jakavi per la policitemia, panobinostat contro il mieloma multiplo.
Da Pfizer sono in arrivo: Inlyta (axitinib) contro il carcinoma renale inoperabile in adulti, dopo fallimento di un precedente trattamento con sunitinib o con una citochina; Xalcori (crizotinib) contro il carcinoma polmonare del tipo non a piccole cellule e positivo al test ALK; Bosulif (bosutinib) contro la leucemia mieloide cronica.
Da Lilly arriva Pemetrexed (nome commerciale Alimta), da usare anche come cura di mantenimento, e non solo iniziale, contro il tumore del polmone del tipo "non a piccole cellule non squamoso". Ha superato la fase sperimentale e dovrebbe arrivare il prossimo anno ramucirumab (non ha ancora un nome commerciale) da somministrare contro il carcinoma gastrico metastatico.
Da Bristol Meyer Squibb arriva Ipilimumab (nome commerciale) Yervoy contro il melanoma non operabile o metastatico già trattato. Non ha ancora il nome commerciale elotuzumab che sta dando ottimi risultati contro il melanoma nella sperimentazione.
Da Sanofi è in arrivo aflibercept (Zaltrap) contro il tumore metastatico del colon-retto, da dare con chemioterapia (irinotecano/5-fluorouracile/ acido folinico) e che non risponde più alle cure standard. Infine afatinib di Boehringer-Ingelheim ha terminato la sperimentazione per il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule che da agosto è stata inviata all'ente regolatorio europeo.

disegno da Repubblica

disegno da Repubblica

martedì 15 gennaio 2013

Comunicazione emotiva e relazione terapeutica (di aiuto e/o di cura) nelle professioni sanitarie e sociali

Valter Giantin
Il geriatra dott. Valter Giantin  mi ha mandato via mail il programma di un corso che mira a migliorare la capacità comunicativa e la relazione terapeutica dei professionisti sanitari e sociali, e che nel 2013 viene riproposta per il terzo anno consecutivo.
Per vedere la locandina del corso Clicca qui
Anche lo scorso anno, come il primo anno, il grado di soddisfazione dei discenti è stato altissimo (voto medio >9,5 su 10) per tutte le tematiche ed i relatori intervenuti, e questo mi dà ancora più forza nel proporre questo corso.
L'Università degli Studi di Padova propone il Corso di Perfezionamento sulla Comunicazione emotiva e relazione terapeutica (di aiuto e/o di cura) nelle professioni sanitarie e sociali, rivolto ad un ampio spettro di laureati o diplomati (basta il diploma di quinta superiore), che permette di acquisire 12 crediti formativi universitari e la cui partecipazione esonera il personale sanitario dall’ottenimento dei crediti per l’Educazione Continua in Medicina (ECM) per l’anno 2013.

Obiettivi Formativi del Corso:
Il corso ha lo scopo di formare professionisti sanitari e sociali in grado di sviluppare e utilizzare, integrandole fra loro, le competenze emotivo-affettive nei contesti relazionali delle professioni di aiuto o di cura.
Il corso si propone in particolare i seguenti obiettivi:
  • Legittimare la presenza dell´emotività e della affettività nei contesti professionali affinché, imparando a gestire meglio le emozioni, gli operatori possano più efficacemente aiutare e sostenere i propri assistiti ed interagire efficacemente con colleghi, subordinati o superiori;
  • Fornire strumenti che consentano agli operatori di riconoscere le emozioni e i sentimenti propri e altrui, ed educarli perché possano al meglio umanizzare la dimensione professionale;
  • Individuare strategie comunicative e relazionali per alleviare la sofferenza di utenti e familiari nella gestione del dolore, dei traumi, dei lutti;
  • Definire e progettare metodi di organizzazione del lavoro che pongano al centro la persona e promuovano una nuova cultura dei servizi socio-sanitari
Dott. Valter Giantin (Coordinatore scientifico del corso)
Tel. 049 821 4295
e-mail: valter.giantin@unipd.it
Prof. Bruno Martella (Direttore del corso)
Tel. 049 821 2765 / 3185
e-mail: bruno.martella@unipd.it

 














lunedì 14 gennaio 2013

Comunicazione emotiva e relazione terapeutica (di aiuto e/o di cura) nelle professioni sanitarie e sociali

Valter Giantin
Il geriatra dott. Valter Giantin  mi ha mandato via mail il programma di un corso che mira a migliorare la capacità comunicativa e la relazione terapeutica dei professionisti sanitari e sociali, e che nel 2013 viene riproposta per il terzo anno consecutivo.
Per vedere la locandina del corso Clicca qui
Anche lo scorso anno, come il primo anno, il grado di soddisfazione dei discenti è stato altissimo (voto medio >9,5 su 10) per tutte le tematiche ed i relatori intervenuti, e questo mi dà ancora più forza nel proporre questo corso.
L'Università degli Studi di Padova propone il Corso di Perfezionamento sulla Comunicazione emotiva e relazione terapeutica (di aiuto e/o di cura) nelle professioni sanitarie e sociali, rivolto ad un ampio spettro di laureati o diplomati (basta il diploma di quinta superiore), che permette di acquisire 12 crediti formativi universitari e la cui partecipazione esonera il personale sanitario dall’ottenimento dei crediti per l’Educazione Continua in Medicina (ECM) per l’anno 2013.

Obiettivi Formativi del Corso:
Il corso ha lo scopo di formare professionisti sanitari e sociali in grado di sviluppare e utilizzare, integrandole fra loro, le competenze emotivo-affettive nei contesti relazionali delle professioni di aiuto o di cura.
Il corso si propone in particolare i seguenti obiettivi:
  • Legittimare la presenza dell´emotività e della affettività nei contesti professionali affinché, imparando a gestire meglio le emozioni, gli operatori possano più efficacemente aiutare e sostenere i propri assistiti ed interagire efficacemente con colleghi, subordinati o superiori;
  • Fornire strumenti che consentano agli operatori di riconoscere le emozioni e i sentimenti propri e altrui, ed educarli perché possano al meglio umanizzare la dimensione professionale;
  • Individuare strategie comunicative e relazionali per alleviare la sofferenza di utenti e familiari nella gestione del dolore, dei traumi, dei lutti;
  • Definire e progettare metodi di organizzazione del lavoro che pongano al centro la persona e promuovano una nuova cultura dei servizi socio-sanitari
Dott. Valter Giantin (Coordinatore scientifico del corso)
Tel. 049 821 4295
e-mail: valter.giantin@unipd.it
Prof. Bruno Martella (Direttore del corso)
Tel. 049 821 2765 / 3185
e-mail: bruno.martella@unipd.it

 

















domenica 13 gennaio 2013

Luigi Pirandello: L'uomo dal fiore in bocca


Luigi Pirandello
Si può scegliere come argomento di una tesina per l'esame di "maturità", ora si chiama di esame di Stato, il Volontariato in oncologia? Sicuramente si! Il problema è come collegarla con le discipline dei diversi indirizzi di studio. Il tema è difficile e delicato, tocca aspetti umani, etici, sanitari e psicologici. La consiglio agli studenti che hanno già provato a fare del volontariato. La tesina deve essere multidisciplinare, cioè riguardare più discipline dell'ultimo anno di corso. I collegamenti non devono forzamente riguardare tutte le materie del quinto anno, cosa impossibile da realizzare, ma solo alcune. Qui mi accingo a collegarla all'italiano, in particolare alla letteratura del novecento, argomento del quinti anno. Dopo aver parlato in un precedente post dello scrittore russo Solgenitsin e del suo romanzo "Padiglione Cancro", posto un'altra opera e un altro grande scrittore, questa volta italiano, Luigi Pirandello (Agrigento, 28.06.1867 – Roma, 10.12.1936), che ha affrontato il tema del cancro nella commedia: L'uomo dal fiore in bocca. Drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934, con questa motivazione: Per il suo coraggio e l'ingegnosa rappresentazione dell'arte drammatica e teatrale.

mercoledì 9 gennaio 2013

Antiossidanti contro il cancro, per Watson potrebbero essere dannosi


Watson e il DNA

James Dewey Watson (Chicago, 5 aprile 1928) è un biologo statunitense. Scoprì la struttura della molecola del DNA insieme a Francis Crick e Maurice Wilkins con i quali ricevette il Premio Nobel per la medicina nel 1962 per le scoperte sulla struttura molecolare degli acidi nucleici e il suo significato nel meccanismo di trasferimento dell'informazione negli organismi viventi.
Dopo aver letto nel 1946 il libro What Is Life? The Physical Aspect of the Living Cell - Mind and Matter (Che cos'è la vita? La cellula vivente dal punto di vista fisico - Mente e Materia) di Erwin Schrodinger (fisico austriaco, premio Nobel per la fisica nel 1933), cambiò il suo indirizzo da ornitologia a genetica, per nostra fortuna. Trovo su Wikiquote le seguenti affermazioni di Watson: Più o meno in quel periodo Erwin Schrödinger, uno dei fondatori della meccanica quantistica, pubblicò il suo libretto Che cos'è la vita?, che mi capitò fra le mani nella biblioteca di biologia mentre ero al terzo anno, nel 1946. Che cos'è la vita? è uno di quei libri che cambiano la vita: e la mia, come quella di parecchi altri colleghi, cambiò irrevocabilmente. Schrödinger capì che l'elemento chiave dell'ereditarietà doveva essere il trasferimento di informazioni genetiche in forma di molecola di generazione in generazione. (da In principio fu il Verbo o il Dna?, Corriere della sera, 2 gennaio 2006)
Ma veniamo al titolo del post. Trovo nelle rassegne stampa alcuni articoli sugli ossidanti e antiossidanti, scritti dopo che è apparso su Open Biology un articolo di Jim Watson dal titolo: Oxidants, antioxidants and the current incurability of metastatic cancers. 
Alcuni dicono che è una provocazione del grande scienziato come quando  sosteneva che la gente nera è meno intelligente della gente bianca o come quando affermava che una donna doveva avere il diritto di abortire se un test avesse potuto determinare la natura omosessuale del nascituro (clicca qui).
Ma tornando agli articoli sugli antiossidanti, riporto quello apparso su  IlSole24Ore Salute del 09/01/2013 a cura di Silvia Soligon dal titolo: Antiossidanti contro il cancro, per Watson potrebbero essere dannosi.
"Non tutti gli ossidanti vengono per nuocere. Potrebbe essere sintetizzato in questo modo il pensiero espresso da James Watson (nella foto), Premio Nobel per la Medicina nel 1962 per aver contribuito alla scoperta della struttura a doppia elica del Dna, sulle pagine di Open Biology. La rivista della Royal Society ha pubblicato una sua dettagliata analisi del ruolo giocato nel determinare il destino delle cellule tumorali dalle molecole che danneggiano le strutture cellulari ossidandole – le specie reattive dell'ossigeno – e degli antiossidanti che ne contrastano l'azione. L'ipotesi elaborata da Watson è che l'efficacia di alcuni chemioterapici e della radioterapia, la cui azione è basata proprio sulle specie reattive dell'ossigeno, potrebbe essere limitata da livelli eccessivi di antiossidanti nelle cellule tumorali. Questo fenomeno potrebbe spiegare, sottolinea il biologo, “perché i tumori che diventano resistenti al controllo chemioterapico diventano ugualmente resistenti alla radioterapia” e svelerebbe il ruolo giocato da ossidanti e antiossidanti nelle forme di cancro attualmente incurabili, in particolare quelle metastatiche e in un avanzato stadio di sviluppo.

martedì 8 gennaio 2013

Aleksandr Isaevič Solženicyn: Padiglione cancro


premio Nobel 1970
Nel collaborare con una studentessa per redigere la tesina che presenterà all'esame di Stato al termine della scuola secondaria di 2° grado, partendo dalla sua esperienza di tirocinio presso un reparto di oncologia, l'ho invitata a leggere il bel romanzo di Aleksandr Isaevič Solženicyn. Si tratta di Padiglione cancro della Newton, con la traduzione di Chiara Spano. C'è anche un'edizione UTET del 1973 dal titolo Divisione cancro ed una dell'edizione Einaudi del 1969, intitolata Reparto C.  L'opera scritta negli anni 1963-1967, nello stesso periodo della stesura di Arcipelago Gulag, è ambientata nell'Unione Sovietica del 1955, due anni dopo la morte di Stalin, prima dell'inizio della destalinizzazione di Chruščёv. Diffusa inizialmente attraverso il samizdat (in russo significa "edito in proprio", e indica un fenomeno spontaneo che esplose in Unione Sovietica e nei paesi sotto la sua influenza  tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta), pubblicata poi nella rivista letteraria Novyj Mir di Tvardovskij in edizione mutilata e censurata, priva degli otto capitoli iniziali.
In Italia il romanzo apparve per la prima volta nel 1968, con il titolo Divisione cancro romanzo di Anonimo sovietico, nelle edizioni Il Saggiatore, tradotto da Maria Olsufieva.
L'opera, pur non essendo completamente autobiografica, è largamente ispirata alle reali esperienze di Solženicyn che, uscito dal gulag ed esiliato nel Kazakistan, si ammalò gravemente di tumore nel 1953 e l'anno successivo, nel 1954, fu curato nell'ospedale di Tashkent nell'Uzbekistan. Solgenitsin non muore per cancro ma per insufficienza cardiaca alla ragguardevole età di 89 anni, la sera del 3 agosto 2008.

venerdì 4 gennaio 2013

Negli ambulatori del Parlamento 60 camici bianchi a 2 milioni di euro all’anno

Mentre si parla di tagli al Servizio Sanitario Nazionale, riduzione dei posti letto, ospedali che chiudono e licenziamenti (la legge di stabilità fissa tagli per  600 milioni nel 2013 e un miliardo nel 2014), nel sito del Fatto quotidiano trovo questa incredibile notizia, datata 2 gennaio 2013.
Titolo: Negli ambulatori del Parlamento 60 camici bianchi a 2 milioni di euro all’anno
Sottotitolo: Con una nuova delibera datata 18 dicembre, Palazzo Madama punta a rafforzare ulteriormente il presidio di cardiologi e infermieri interni: aperte le selezioni per altri cinque cardiologi e altrettanti tra anestesisti e rianimatori
di Thomas Mackinson | 2 gennaio 2013
La via crucis del ri-candidato si fa più stretta e incerta che mai. Una corsa al cardiopalma, roba da rimanerci secchi. Sarà per questo che il presidente del Senato, Renato Schifani ha deciso di rafforzare il presidio di cardiologi e infermieri presso l’Ambulatorio di Palazzo Madama. Sotto l’albero di Natale, il 18 dicembre, è arrivata una delibera dell’ufficio di presidenza che apre ufficialmente le selezioni per cinque specialisti in cardiologia e cinque in anestesia e rianimazione. Non tirocinanti di primo pelo ma laureati con almeno 105/110 ed esperienza professionale minima di cinque anni per i medici e di quattro per gli infermieri.
Quello del Senato, del resto, è un ambulatorio di tutto rispetto: aperto tutto l’anno, 24 ore su 24, gratuito e a uso esclusivo degli inquilini del palazzo. E lì per legge da ben 27 anni: in origine, spiegano da Palazzo Madama, doveva garantire ai senatori non residenti a Roma l’assistenza sanitaria dei loro colleghi della Capitale, ma col tempo il mini-ambulatorio è diventato maxi. La platea dei pazienti si è infatti allargata a deputati, ex parlamentari, dipendenti del Senato e dei gruppi, mentre il personale conta oggi un medico e quattro infermieri in pianta stabile, più altri 26 camici bianchi retribuiti a prestazione per assicurare i turni h24. E così sono lievitati i anche i costi: nel 2011, ultimo dato disponibile, sono arrivati a 650mila euro. Non è difficile crederlo, visto che per quasi trent’anni il presidio è stato aperto anche quando il palazzo era semideserto e gli inquilini in vacanza, nei week end, perfino a Natale e ad agosto.
Solo qualche mese fa il Consiglio di Presidenza ha deciso di chiuderlo dalle 13 di sabato alle 8 del lunedì, durante i festivi infrasettimanali e nei giorni di ferie con un risparmio di circa 240mila euro. Ma niente panico. Quando l’ambulatorio è chiuso l’assistenza medica è assicurata da una società esterna (Medical Care) a un costo di 20 mila euro l’anno. A Palazzo Madama spiegano che non sono soldi buttati perché nel presidio medico si lavora a pieno regime: in un anno si effettuano 13mila prestazioni, più 700 soccorsi, in maggioranza di tipo cardiologico. Un dato sorprendente se rapportato al numero dei senatori e alla platea dei potenziali marcatori di visita. In un giorno di normale attività parlamentare al Senato, infatti, entrano più o meno 2.500 persone. Forse lavorare in Parlamento è più usurante di quanto si pensi e questo potrebbe spiegare anche quei 7,7 milioni di euro chiesti da senatori (e parenti) per prestazioni sanitarie integrative.
I deputati non sono da meno. I servizi sanitari d’emergenza alla Camera sono assicurati da un ambulatorio con personale medico-infermieristico rinforzato da un servizio distaccato dall’Asl di Roma e da una convenzione diretta con il Policlinico Gemelli. Un presidio che conta su una trentina di camici bianchi tra interni ed esterni che costa 1,4 milioni di euro l’anno. La convenzione per i presidi di palazzo Montecitorio e dei palazzi Marini, in corso dal 2007, conta quattro medici dirigenti e due unità di personale infermieristico che prestano servizio per 36 ore la settimana. Tutti ben retribuiti. Un medico alla Camera costa 60 euro lordi l’ora che diventano 90 dopo le 22, il sabato e nei giorni festivi.
A fine anno il camice bianco a Montecitorio porta a casa 90-100 mila euro. E sono in quattro. Gli infermieri, prendono 44 mila euro l’anno più maggiorazioni e sono in due. Ma vanno poi aggiunti i turnisti esterni e i 435mila euro per la convenzione con il Policlinico. Il conto finale è così salato da spiazzare gli stessi beneficiari del servizio (che in teoria dovrebbero godere di ottima salute, visti i 10 milioni di rimborsi sanitari dello scorso anno). Rita Bernardini (Pd), ad esempio, il 12 ottobre scorso ha chiesto al Collegio dei Questori di optare per uno dei due servizi. Il parere è stato accolto e protocollato ma non si sa se sortirà qualche effetto. L’emergenza sanitaria in Parlamento, a quanto pare, continua.