martedì 27 dicembre 2011

Cari medici ascoltateci

Trovo nel bellissimo sito di Roberto Magarotto "Per una Vita come prima" la storia di Tania, inserita dal curatore l'8/6/2011 con il titolo: Cari medici, ascoltateci.
Incuriosito dal titolo e dalla mancanza di commenti, c'è solo quello di Rossella, ho deciso di rispondere a Tania e Rossella attraverso il blog e il sito. 
Ecco la storia di Tania copiata dal sito e incollata nel mio blog: La mia vicenda inizia nel 2007 con un intervento al seno,  a cui segue  naturalmente visita dall'oncologo. Lette tutte le carte mi dice che nel mio caso con nove linfonodi infettati devo fare una dose molto forte di chemioterapie e radioterapie entro un anno. Ascoltata questa dichiarazione penso due minuti e rispondo:“ Dottore, posso sopravvivere se farò quello che lei mi propone?” certo! Le garantisco che lei ce la farà nel 98% dei casi, ma il 2% io non posso garantirlo nel senso che se esce da qui e viene investita o cade dalla scala…signora è la vita!

Non fate autogol. Gioca d'attacco contro il cancro.

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) è la Società scientifica che raggruppa gli oncologi medici italiani. L’Associazione era presieduta dal prof. Marco Venturini  (deceduto il 19 dicembre 2011), ricordato nel precedente post. Di lui l'oncologo Marco Merlano ha detto: In dialisi dall'età di 16 anni, un trapianto di rene donato dal padre, durato solo 10 anni, una scorza dura come ti immagini in un uomo rosso di pelo, nato a Carrara e irrigidito dalla malattia...La morte è inevitabile, ma può essere anche ingiusta. Morire a 57 anni, dopo aver avuto il coraggio di affrontare la vita in un numero incredibile di battaglie, non è giusto.

domenica 25 dicembre 2011

Auguri a chi si occupa dei malati di cancro

Dopo aver fatto gli auguri ai malati, ai guariti  e ai familiari di chi non c'è più [(Chiama) Informazione come cura] augura un sereno Natale e un felice 2012 agli oncologi, agli infermieri dei reparti oncologici, ai ricercatori e ai volontari.

sabato 24 dicembre 2011

Un po' di filosofia per Natale 2011 e per l'Anno Nuovo

L'amica Cecilia mi ha mandato un file pps trovato in internet, l'ho leggermente modificato, che contiene un testo di Aristotele scritto nel 320 a.c. dal titolo: Rivoluzione dell'anima. Il sottofondo musicale del pps è "Am I That Easy to Forget?" (Sono così facile da dimenticare?), una canzone popolare scritta da Carl Belew and W.S. Stevenson, pubblicata nel  1958, presumo cantata da Jim Reeves.
Dedico il pps ai malati oncologici perchè acquistino quella pace interiore che ci consente di affrontare le difficoltà della malattia, a coloro che sono guariti, ai familiari e agli amici di quelli che non ce l'hanno fatta. Dice Aristotele: Ringrazia per tutto ciò che hai nella tua vita in questo momento, incluso il dolore. La nostra comprensione dell’universo è ancora molto limitata  per giudicare cosa sia necessario nella nostra vita. 
Parole sagge, anche se non è facile ringraziare per il dolore e le sofferenze che il destino riserva ad alcuni. La comprensione dell'Universo è e sarà sempre molto limitata, anche se molti progressi sono stati compiuti dal 320 a. c..
Per vedere il pps clicca qui.

domenica 18 dicembre 2011

Buon Natale, in particolare ai malati oncologici

I volontari di [ (CHIAMA) - Informazione come cura] augurano a tutti, in particolare a coloro che soffrono per patologie oncologiche un sereno Natale e un  Nuovo Anno di speranza. 
Prendi la speranza e vivi nella sua luce - ci dice un uomo di pace, Gandhi.
Ricordiamoci in questo periodo di feste, di auguri, di cene, di regali, delle persone  che stanno lottando contro il cancro.
Copiamo e incolliamo dal sito "Farmaco e Cura" alcuni suggerimenti e i 12 consigli per supportare un malato di tumore.
Per le persone che convivono con un tumore il sostegno dei familiari e degli amici è un fattore che riveste un’importanza fondamentale nel loro percorso, tuttavia una diagnosi di cancro spesso coglie tutti di sorpresa e modifica i ruoli che siamo abituati ad interpretare. Quelli di noi che non hanno personalmente lottato contro il cancro, anche se ben intenzionati, non sono in grado di capire completamente ciò che il nostro amato sta attraversando emotivamente e fisicamente; come dobbiamo affrontare questo nuovo territorio? Quali sono i suggerimenti che possono aiutare la persona amata a sostenersi nel loro solitario viaggio?

Riportiamo il primo consiglio, che tratta dell'ascolto consapevole tradotto dal sito About.com :
Ascoltare qualcuno con il cancro può sembrare facile, ma è spesso sorprendentemente difficile. Vogliamo fare le cose al meglio. Vogliamo aggiustare le cose. Ma un orecchio in ascolto è spesso l’aiuto più grande che possiate dargli. Lasciate che il vostro caro esprima i suoi sentimenti, anche se quello che sente è scomodo, duro e per voi inaspettato. Potete essere abbastanza certi che se il vostro amato affronta un argomento difficile, come la morte, ci abbia davvero riflettuto. Consentitegli di avere l’opportunità del conforto della condivisione. Non giudicatelo, non interrompetelo, e ascoltate con gli occhi ed il corpo, non solo con le orecchie.

venerdì 16 dicembre 2011

Parlare chiaro in fin di vita?

Trovo nelle news del Centro Maderna una notizia, tratta dal New York Times, dal titolo: Parlare chiaro in fin di vita. 
Mi sono permesso di modificare il titolo del Centro Maderna con un punto di domanda.
A mio avviso non esistono frasi standard per chi è in fin di vita, sia per i famigliari che per il paziente.  Si parla spesso nelle patologie importanti di cure personalizzate, perché non personalizzare anche le parole  di fine vita a seconda del paziente? La morte di un bambino, di un giovane, di un adulto o di un anziano non è la stessa cosa.
Ecco il testo della news: "Paula Span, collaboratrice e giornalista del New York Times, ha recentemente pubblicato nella sezione dedicata agli anziani del blog del famoso quotidiano americano una sua intervista al Dr. Stephen Workman, internista in un ospedale canadese di Halifax, in Canada, autore di un articolo recentemente pubblicato sull'International Journal of Clinical Practice su come i medici devono parlare a chi si trova in fine vita e ai suoi familiari. Il provocatorio titolo dell'articolo (Never say die? - as treatments fail doctors’ words must not) "Mai dire morire? Se fallisce la cura, le parole del medico non devono fare altrettanto" mostra già quale sia la posizione del medico canadese, che considera sbagliata la tendenza diffusa tra i medici di non menzionare mai la possibilità di morte del paziente, evitando di affrontare una eventualità spesso più che concreta. "Se la morte è una cosa talmente terribile che io, il dottore, non riesco ad affrontare, come posso aspettarmi che riescano a farlo i pazienti e le loro famiglie?". Le frasi tipiche che si sentono in questi casi, come "la situazione è seria" o "molto critica" e "la prognosi è incerta" dovrebbero essere sostituite, secondo Workman, con espressioni più dirette, come "C'è la possibilità o il rischio che lei/il vostro caro deceda durante questo ricovero", per dare ai pazienti e ai familiari il tempo di accettare ciò che sta per venire. La frase "il paziente non reagisce alla cura", andrebbe poi evitata, perché sposta la responsabilità sui pazienti, quasi come se fossero loro a non essere bravi abbastanza da guarire e se invece si impegnassero un po' di più le cose potrebbero andare diversamente. Il messaggio che deve passare dovrebbe invece essere "Abbiamo fatto il possibile, ma nonostante tutti i nostri sforzi, la cura non sta funzionando": il medico deve avere l'umiltà di ammettere i limiti propri e quelli della scienza stessa".

Ho inserito in questo post il dipinto "Morte di Socrate"  dell'artista francese Jacques-Louis David, realizzato nel 1787, olio su tela e conservato presso il Metropolitan Museum of Art di New York.
Perchè  Umberto Galimberti in un ardito confronto tra la morte di Gesù e quella di Socrate afferma:
E infatti i cristiani non sanno morire. Basti in proposito un confronto tra la morte di Socrate e la morte di Gesù. [...] A differenza di Socrate, Gesù ha paura, non degli uomini che lo uccideranno, né dei dolori che precederanno la morte, Gesù ha paura della morte in sé, e perciò trema davvero dinanzi alla "grande nemica di Dio" e non ha nulla della serenità di Socrate che con calma va incontro alla "grande amica".
Queste affermazioni meriterebbero un'analisi più approfondita in un post a parte.
 
Morte di Socrate di Jacques-Louis David
L'opera realizzata due anni prima della Rivoluzione francese, mostra un David molto giovane; egli ci raffigura un Socrate che si batté per educare i giovani ad Atene e che preferì la morte alla rinuncia dei propri ideali.
Il filosofo al centro della scena discute della teoria della immortalità dell'anima, indicando il cielo con un dito, mentre distende l'altra verso la coppa contenente la micidiale cicuta.
Socrate appare di una lucidità e di un coraggio sorprendenti, contrapposti alla disperazione e alla debolezza dei discepoli presenti.
Come fonte storica David utilizza il Fedone di Platone; quest'ultimo è rassegnatamente rappresentato di profilo, ai piedi del letto, dando le spalle al maestro. Sullo sfondo, nell'atto di saluto, è rappresentata Santippe, la moglie di Socrate.
La straordinarietà del dipinto è data dalla desolazione del luogo unita alla gestualità dei personaggi (tratto da Wikipedia).

martedì 13 dicembre 2011

Poesia "Scrivere di emozioni", dal libro "Le parole che cambiano"

Giovanna, amante delle poesie e molto sensibile alle emozioni, lettrice accanita di libri, mi  ha segnalato la poesia: SCRIVERE DI EMOZIONI (autrice un ex malata oncologica), tratta dal libro "Le parole che cambiano".
Il libro, di cui raccomando la lettura, è un viaggio attraverso l'esperienza oncologica: tra i vissuti soggettivi e la necessità di prendersene cura per una diversa cultura della Vita. 
Il libro è nato da un'idea di Caterina Tanzella  presidente dell'Associazione: "Noi e il cancro - Volontà di vivere" Onlus, centro di riabilitazione psicofisica per il malato oncologico e, in particolare, per la donna operata al seno. E' stato stampato con il contributo del CSV di Padova
Sede: 
Via Paruta, 32 - 35126 PADOVA, tel 049/8025069 - fax 049/8037465 -  orari:  lun.-ven. 9.00-12.00  -  15.30-18.30

SCRIVERE DI EMOZIONI

Scrivere di emozioni
senza giudizio
implica un distacco partecipante,
un volo sopra le cose
per vederle senza esserci dentro.
Che gioco affascinante!