domenica 14 ottobre 2012

"Guardarsi allo specchio con un sorriso, nonostante la consapevolezza di una malattia contro la quale state ancora combattendo, vi permette di riprendere il controllo sulla vostra vita, quando più ne avete bisogno"


Christina Drace, simpatica italo-californiana, collaboratrice dell'Associazione [(Chiama) Informazione come cura] mi ha inviato una mail con alcune indicazioni per predisporre un post che trattasse i seguenti temi: sull'Associazione statunitense "Look good…feel better" (LGFB), sulla associata italiana "La Forza ed il Sorriso", sul progetto dell'AVO Padova Non smettere di piacerti e sulla detrazione fiscale per le parrucche. 
Ecco il racconto di una paziente che ha usufruito del programma "Look good…feel better".
“Avevo visto gli effetti positivi dei seminari LGFB sui miei pazienti per anni, ma niente mi aveva preparato a ricevere io stessa una diagnosi di cancro. Non ci si rende conto di quanto si sentono vulnerabili le donne quando si guardano allo specchio e vedono davanti a loro una sconosciuta. Aver visto delle semplici tecniche di make-up mi ha fatto sentire capace di poter andare fuori sembrando il più 'normale' possibile.”
Prof.ssa Hilary Thomas, Consultant Oncologist

martedì 9 ottobre 2012

La Radioterapia



Ex voto del 1955 inviato da un "paziente
guarito dal cancro con Cobaltoterapia".
Santuario della Madonna del Monte di Cesena
Come nasce questo post?
Eravamo tre coppie a cena alcune sere fa, 6 persone, tre maschi e tre femmine. Il 50%, una persona per coppia, aveva il codice 048 (esonero ticket per soggetti affetti da patologie neoplastiche maligne e da tumori di comportamento incerto). Uno aveva fatto la chemio, una la radioterapia e un altro aveva appena incominciato a fare la radioterapia. Quest'ultimo pone all'amica, che ha fatto la radio quattro anni fa, una serie di domande: "Che danni collaterali ti ha prodotto la radioterapia? Quali inconvenienti hai riscontrato? Chi era il dottore che ti seguiva?" Le risposte: Devi andare in quella farmacia del Centro e comperare una pomata a base di fiori della calendula contro le ustioni. Il dottore che mi seguiva era una donna, molto brava.
"E' possibile - mi chiedo - che non gli abbiano dato un foglio con le istruzioni del caso?
Nell'opuscolo che riporto più avanti della Divisione di Radioterapia  dell'Azienda Ospedaliera di Bologna, Policlinico S.Orsola-Malpighi, si legge a proposito dell'arrossamento della pelle:
E’ molto probabile che nelle aree sottoposte ad alcuni tipi radiazioni compaia un eritema cutaneo simile a quello solare.
Non si devono assolutamente grattare, pizzicare o strofinare queste zone rese sensibili dalla terapia.
Chiedere al personale quale tipo di pomata usare sulla zona arrossata per tutto il periodo del trattamento e nelle settimane successive. Non utilizzare assolutamente creme, lozioni od altri rimedi casalinghi; infatti molti prodotti commerciali sono derivati da idrocarburi e lasciano uno strato sottile sulla pelle che può interferire con la terapia.
Per limitare l’arrossamento cutaneo, evitare di esporre le aree trattate al sole o a fonti di calore sia durante che dopo il trattamento radiante. La maggior parte delle reazioni cutanee scompaiono comunque entro poche settimane dopo la fine delle applicazioni.
Per ulteriori informazioni vedi il sito dell'Associazione Italiana Radioterapia Oncologica (AIRO)

domenica 7 ottobre 2012

La sopravvivenza per tumore in Italia è nella media europea


La tabella presenta il valore medio della percentuale di sopravviventi a 5 anni dalla diagnosi di tumore, in Europa e in Italia, assieme per uomini e donne.
I dati europei sono tratti dallo studio EUROCARE-4, un progetto basato su dati di registri tumore di popolazione e attivo ormai da molti anni per valutare la sopravvivenza e la qualità delle cure in Europa. I dati della tabella sono relativi a 83 registri in 23 Paesi europei, tra i quali anche l’Italia. Questi risultati di EUROCARE-4 (Lancet Oncology 2007; 8: 773-83) hanno avuto grande risonanza anche sui mezzi d’informazione non specialistici e in Inghilterra hanno alimentato, anche sulla base di un editoriale pubblicato sulla stessa rivista, un’accesa polemica sull’efficacia del piano sanitario inglese, considerando i risultati di sopravvivenza riguardanti il Regno Unito rispetto agli altri Paesi europei.
Nella tabella i dati EUROCARE sono confrontati con i dati italiani prodotti dall’Associazione italiana dei registri tumori (AIRTUM, www.registri-tumori.it); oltre al valore medio sono anche indicati i valori minimo e massimo osservati nei registri europei e italiani. Il confronto è effettuato per le otto sedi tumorali analizzate nel citato studio EUROCARE.
In termini generali, i dati italiani nel loro complesso si collocano attorno alla media europea.
Per i tumori della prostata, della mammella e del colon-retto i dati di sopravvivenza dei pazienti italiani sono 3-5 punti percentuali superiori alla media europea. Questo risultato risente presumibilmente della sempre maggiore diffusione nel nostro Paese dell’attività di diagnosi precoce e della diffusa applicazione dei più aggiornati protocolli terapeutici.
Sebbene il valore medio italiano sia sui livelli della media europea, si segnala che all’interno del nostro Paese c’è una notevole variabilità, tanto che alcune aree hanno valori di sopravvivenza pari o superiori a quelli più elevati in Europa, mentre altre occupano gli ultimi posti in una scala europea.
L’aspetto più preoccupante è la sistematicità con la quale i valori di sopravvivenza più bassi sono rilevati nelle aree del Sud rispetto a quelle del Centro-Nord Italia
Metodi: I dati si riferiscono a casi incidenti nel periodo 1995-1999. La sopravvivenza è espressa come sopravvivenza relativa ovvero il rapporto fra la sopravvivenza osservata e quella attesa in base alla mortalità della popolazione generale della stessa età, sesso e periodo dei casi
analizzati. I tassi di sopravvivenza sono stati standardizzati per età secondo lo standard proposto da Corazzieri (Eur J Cancer 2004). Sono stati esclusi i casi incidenti in età inferiore ai 15 anni e i secondi tumori. Per il testicolo l’analisi è stata ripetuta sulla stessa base dati AIRTUM ristretta all’età 15-64 anni in accordo a EUROCARE.

I primi cinque tumori killer in Italia: 1982 e 2002 a confronto


Italia: I sette tumori a prognosi peggiore


Dal sito dell'Associazione italiana registri tumori a cura di Emanuele Crocetti UO Epidemiologia clinica e descrittiva, ISPO Firenze e AIRTUM Working Group (gennaio-aprile 2009)
(www.registri-tumori.it)
Il grafico presenta la percentuale di pazienti ancora in vita a distanza di 5 anni dalla diagnosi di alcuni tumori a cattiva prognosi e la percentuale media di sopravvivenza a tutti gli altri tumori. I dati, prodotti dall’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM www.registri-tumori.it), riguardano l’insieme della popolazione femminile e maschile residente nelle aree coperte dai registri. Sono rappresentate le sedi tumorali, o forme istologiche, che mostrano una sopravvivenza a 5 anni inferiore al 20%. In particolare si tratta del pancreas (5,2% di sopravvivenza a 5 anni), del mesotelioma (7,6%), del fegato (10,0%), dell’esofago (11,9%), della colecisti (12,2%), del polmone (12,6%) e del cervello (15,4%).
Sono neoplasie di varia rilevanza, da quelle rare come il mesotelioma e i tumori dell’esofago e della colecisti, che pesano meno dell’1% del totale dei tumori, a quelli del pancreas, fegato e cervello che rappresentano il 2-3% di tutte le neoplasie, fino al tumore del polmone che rappresenta l’11% dei tumori.
Il motivo principale per la scadente prognosi di questi tumori è la mancanza di segni e sintomi precoci, il che determina di solito una diagnosi della malattia in una fase già avanzata e quindi anche una limita efficacia degli strumenti terapeutici disponibili. I valori presentati esprimono dati medi, anche se è noto che forme tumorali molto aggressive, se diagnosticate e trattate in una fase precoce, possono avere una buona prognosi.
Per alcuni di questi tumori è noto il ruolo svolto da alcuni fattori di rischio quali fumo di tabacco, alcool, amianto; in questi casi la prevenzione primaria è lo strumento di maggior efficacia.
Metodi: sono stati utilizzati i dati inclusi nel Rapporto AIRTUM 2007 dedicato ai dati di sopravvivenza relativa dei casi incidenti nel periodo 1995-1999 e con followup al 31 dicembre 2003 (www.registri-tumori.it). E’ stata calcolata la sopravvivenza relativa a 5 anni, ovvero il rapporto fra la sopravvivenza osservata e quella attesa in base alla mortalità della popolazione generale della stessa età, sesso e periodo dei casi analizzati.

Ministero della Salute: Tumori


Tumori

Che cos'è il cancro?
Copio e incollo dal sito del Ministero della Salute i materiali riguardante i tumori. Ci sono molti link che rimandano al sito. Mi preme ricordare che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Sono convinto che tra medico e paziente ci dev'essere una Concordance e non una Compliance. Concordance è la condivisione di un programma di diagnosi e cura da parte del paziente. Cioè un rapporto medico- paziente impostato su ascolto, comunicazione, comprensione, rispetto e alleanza terapeutica. La Compliance è l'accettazione e conseguente osservanza da parte del paziente delle prescrizioni del medico. Esprime un rapporto medico-paziente dove quest'ultimo è del tutto subordinato e passivo. 
"(CHIAMA) Informazione come cura" si batte per la Concordance.
Per comprendere il significato di alcuni termini consiglio la consultazione del glossario del Ministero della Salute o il  glossario dell'AIMAC.

venerdì 5 ottobre 2012

David Stipp: Piccole traditici


Mio figlio Paolo mi ha regalato l'abbonamento alla rivista Le Scienze perché non dimentichi che mi sono laureato, con molta fatica e molti anni fa, in fisica.  Ecco il motivo per cui, ogni tanto, accenno a qualche interessante articolo della rivista.
Nel numero di ottobre della rivista Le Scienze (edizione italiana di Scientific American) c'è un articolo di David Stipp dal titolo: Piccole traditrici
Sottotitolo: Le cellule che smettono definitivamente di dividersi sono state a lungo considerate una difesa contro il cancro. Ora invece sono viste come complici dei processi tumorali e dell'invecchiamento.
Ecco una sintesi dell'articolo.
In passato si riteneva che le cellule senescenti, cioè non più in grado di dividersi, contribuissero all'invecchiamento indebolendo la riparazione dei tessuti. Si pensava che le cellule entrassero nello stato di senescenza per evitare di diventare tumorali se un danno le metteva a rischio di proliferazione incontrollata. In seguito, la teoria secondo cui le cellule senescenti avrebbero un ruolo nell'invecchiamento dei tessuti e del corpo ha perso consensi per poi riguadagnarli di recente. Nuovi studi mostrano che le cellule contribuiscono all'invecchiamenteo nel modo proposto in passato e anche alimentando processi infiammatori. Inoltre, possono danneggiare le cellule vicine favorendo il cancro. Esperimenti su topi suggeriscono che ritardando la senescenza si potrebbe rallentare l'invecchiamento e alcune malattie a esso associate.

Dal blog di David Stipp ricavo la sua biografia
David Stipp ha scritto sulla scienza, la medicina, l'ambiente e le biotecnologie dal 1982 per il Wall Street Journal, Fortune, Salon, Science e altre pubblicazioni. Ha scritto di scienza e di informazione sanitaria come scrittore senior dal 1995 al 2005 sulla rivista Fortune  e dal 1982 al 1995 si è occupato degli stessi temi come staff reporter al Wall Street Journal. Negli ultimi dieci anni ha scritto molto sulla scienza dell'invecchiamento. Nel corso della sua carriera si è occupato, tra le altre cose, della crescente preoccupazione del Pentagono circa il rischio di cambiamenti climatici improvvisi, l'applicazione di Darwin alla medicina, dell'avvelenamento da piombo nell'infanzia, sui nuovi trattamenti per l'impotenza, incidenza dell'ordine di nascita sulla personalità e sull'intelligenza animale. Nel 1998 ha vinto il premio della National Association of Science Writers per il migliore articolo su un magazine.