(Aggiornato il 2 agosto 2013) Dedico questo post a Rosie, scrittrice, cancer blogger del blog "Stories from the Underground - Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni" e creatrice/coordinatrice del forum "Vivere dopo il cancro allo stomaco (Si può!)" dove, più di 500 persone, con problemi personali o familiari di gastrectomia, scrivono sulle difficoltà, le ansie, le paure, le terapie e l'alimentazione (senza stomaco). Grazie Rosie per il tuo impegno! Dopo aver parlato nel precedente post di film e cancer, affronto il tema della malattia nella letteratura. La malattia è sempre stata oggetto di trattazione e interesse lungo tutta la storia dell'uomo da quando è apparso su questo pianeta. Nel XIX e fino alla metà del XX secolo la patologia che più ha destato interesse è stata la tisi, ora abbiamo l'AIDS, l'Alzheimer e il cancro. Trovo nel sito letteratour questo interessante articolo: Letteratura e... malattia - Da antico simbolo di corruzione morale, a sublimazione del malessere moderno.
Scrive l'autore: Anticamente...In passato, la malattia era vissuta dagli uomini come una punizione inflitta dalle divinità. La punizione poteva investire un singolo individuo, reo di qualche terribile colpa verso altri individui o, più spesso, di avere infranto tabù inviolabili. Non soltanto le malattie, ma anche le deformità fisiche (la gobba, il rachitismo, ecc.) vengono collegate e attribuite a "deformità" morali dell'individuo. È per questo motivo che in quasi tutte le società antiche o primitive i gobbi e i deformi rappresentano un elemento disturbatore e pauroso, come se, essendo perseguitati dalle stesse divinità, non potessero far parte della comunità come tutti gli altri.
Talvolta la punizione è collettiva, di massa. In questo caso un'intera città o un'intera popolazione può subire la collera degli dei. Tra gli esempi più lampanti a questo riguardo abbiamo le numerose punizioni divine raccontate nell'Antico Testamento: intere città distrutte da Dio perché colpevoli di offendere la morale (Sodoma e Gomorra) oppure popolazioni annientate da calamità naturali o malattie (gli Egiziani di Mosè). Le malattie più diffuse, nella realtà come nell'immaginario letterario, erano la lebbra, il vaiolo, la sifilide: non a caso malattie che sfigurano fisicamente e che erano considerate come la conseguenza evidente di una deformazione morale. In epoca moderna il tema della malattia diventa ancora più significativo. Nel XIX secolo e durante i primi decenni del XX secolo, è soprattutto la tubercolosi che si carica di significati metaforici in letteratura. Questo perché è una malattia di cui si scoprì la causa solo molto tardi: una malattia, quindi, facilmente collegabile ad un significato secondo. A fianco della tubercolosi si trovano, più tardi, le malattie mentali e il cancro; recentemente anche l'AIDS.






