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| Per "svelenire" il post una foto da N.G. |
Provo
a spiegare la mia situazione oncologica, è comune a molti umani. Comincio
con le riflessioni che ho trovato in un sito che si batte per le cure
alternative e che meritano di essere lette anche se uno non le condivide e non le ritiene scientifiche. Tra parentesi, non in corsivo, i miei commenti. Quando, secondo la medicina ufficiale, ad un paziente viene detto che
ha un cancro, il poveretto (sarei io) subisce innanzitutto un violento trauma psichico che
"stampa" in lui l'idea della condanna ineluttabile (è spesso vero), il che già compromette
gravemente la capacità di reazione psiconeuroimmunologica. Come se non
bastasse, il malcapitato (sarei io) inizia quasi sempre il calvario della chemioterapia,
il che devasta il sistema immunitario, avvelena il fegato, ha forti
ripercussioni sul sistema nervoso, rende debolissimi e fa vivere veramente un
inferno, fra nausea, caduta dei capelli, e molto altro.
Continua
l'autore: Questo accade perché i
chemioterapici sono tremendi veleni cellulari: mentre da un lato effettivamente
ostacolano (poco) la riproduzione delle cellule cancerose, dall'altro devastano
il sistema immunitario e tutte le funzioni del corpo nel suo complesso, oltre a
mantenere del tutto intatte le cause che hanno portato alla comparsa del cancro
stesso. Chi fa la chemioterapia quasi sempre soffre moltissimo, e spesso muore
malamente (io ho fatto la chemio due anni fa, e non sono morto, certamente morirò prima o dopo). Anche quando va bene e il cancro sembra guarito, per i vasti danni
prodotti difficilmente si ha poi più la possibilità di riprendersi totalmente:
prima o poi il cancro ricompare, e trovando un corpo senza più difese non
lascia scampo.
L'autore
fa un esempio che riguarda la mia patologia: Se per esempio un
paziente viene ospedalizzato per un tumore allo stomaco, e dopo fatto il ciclo
di chemioterapia esce, nelle statistiche non è considerata solo come una
dimissione, ma come guarigione! Se dopo 3 mesi (nel mio caso dopo due anni) lo stesso paziente
ritorna con un tumore al fegato (probabilmente scatenato dalla chemioterapia)
il caso non sarà riaperto e ricollegato all'altro, ma sarà considerato come
nuovo! (Nel mio caso è stata definita progressione di malattia)
Conclude il curatore del sito: La sconcertante realtà
che si evince dalle statistiche correttamente eseguite è che, quasi sempre, chi
non fa la chemioterapia vive più a lungo di chi non fa nessuna terapia!!! (non ci credo!!) E inoltre, sempre dai veri dati, risulta che
l´aggressività di un tumore recidivante diventa esponenziale dopo la
chemioterapia, e se poi ricompare c'è ben poco da fare, in un organismo
compromesso dal veleno. Non fatevi fregare.
Mi
stanno fregando, spero proprio di no! Mi fido dei miei oncologi, anche se sono
convinto che la battaglia sarà dura e difficile e senza garanzie. Ma tutti i
mortali non hanno garanzie di sopravvivenza indefinita!
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| programma terapeutico |
Dopo
la scoperta della recidiva al fegato, non credo sia stata scatenata dalla
chemio adiuvante ma da una ripresa della malattia, mi hanno proposto di tentare
di arrestare la ricomparsa del cancer con un protocollo che si basa su due
chemioterapici: Cisplatino + Capecitabina
(Xeloda). Se non funzionerà, dopo quattro cicli di 21 giorni, mi
sottoporranno ad altri protocolli. Mi
aspetta un futuro per niente roseo. Ma così è se vi pare, direbbe Pirandello. Secondo il premio Nobel siciliano, essendo il reale inconoscibile, ognuno può
dare una propria interpretazione, che quasi sempre non coincide con quella
degli altri. Si genera così un relativismo delle forme, delle convenzioni e
dell'esteriorità, un'impossibilità a conoscere la verità assoluta.
Anche
quando fai la chemio la verità è opinabile? Non sai se funzionerà e per quanto
funzionerà, si fanno dei tentativi per prove ed errori perché il nemico è subdolo
e imprevedibile. Ma gli effetti collaterali esistono e ti rendono l'esistenza
difficile.
Le
dosi dei due chemioterapici che prendo si calcolano in base alla superficie
corporea.