 |
Theodor Billroth opera nella Clinica
Chirurgica di
Vienna – A.Seligmann 1890
|
Analizzo, partendo dalle "Basi Scientifiche per Linee Guida in ambito
clinico per le diverse patologie oncologiche" del
Ministero della Salute a cura della prof.ssa Rosella Silvestrini, Coordinatore
Scientifico Organizzativo,
all'interno del documento riguardante il carcinoma gastrico, l'ultimo capitolo inerente il " RUOLO DEL MEDICO DI MEDICINA
GENERALE".
Il capitolo riguardante il ruolo del Medico di Medicina Generale (16.0) affronta tre aspetti molto
interessanti:
16.1 Problemi nutrizionali e dieta nel
gastrectomizzato totale
16.2 Helicobacter pylori e cancro gastrico
16.3 Percorso diagnostico-terapeutico del
paziente con carcinoma gastrico
Quale aiuto può dare al gastrectomizzato il Medico di Base o Medico di
Famiglia o come viene chiamato ora il Medico
di Medicina Generale (MMG)? Mi auguro che i MMG facciano tesoro di questo
documento e ci aiutino a migliorare la qualità di vita di noi "poveri"
gastrectomizzati. Sono sempre convinto che il paziente informato sia un
paziente mezzo curato e salvato, anche se a volte la conoscenza può creare
ansia e depressione.
In queste Basi scientifiche, ad esempio, scopro una cosa nuova che mi ha
creato un po' d'agitazione. Si afferma in maniera categorica e alla fine del
paragrafo: Infine, per quanto riguarda l’importante e
dibattuta relazione tra gastrectomia ed insorgenza di TBC (tubercolosi), almeno in Giappone tale associazione è
stata accertata oltre ogni dubbio (17).
Tutti coloro che hanno impattato con un cancer hanno
compreso appieno quanto si afferma nelle basi scientifiche per linee guida: Il trattamento della patologia oncologica
è ormai così complesso da dover essere affrontato contemporaneamente da
professionisti con competenze diverse. Questo fatto rende spesso accidentato il
cammino del paziente, che si trova a fare da intermediario fra persone che non
comunicano direttamente fra loro, quando invece dovrebbero accompagnarlo,
facendolo sentire realmente al centro dell’interesse di un sistema che lavora
in modo interdisciplinare e interprofessionale e che si prende in carico la sua
situazione sanitaria globale.
Diventa quindi cruciale la comunicazione fra le varie componenti
dell’organizzazione sanitaria tra loro ed il paziente, con una chiara
esplicitazione dei vari passi che vengono intrapresi. E’ quindi necessario un percorso diagnostico-terapeutico
condiviso, che faccia da traccia comune e che eviti incomprensioni e contrasti,
che spesso sono alla base del trattamento non adeguato del paziente.
Condivido anche quanto si
asserisce nel paragrafo dedicato a Diagnosi, staging e terapia, anche se
il team delle cure primarie raramente esiste nel territorio: Una
volta eseguito l’esame endoscopico e fatta quindi la diagnosi, il paziente deve
essere avviato al percorso diagnostico e di staging e successivamente alla
terapia più opportuna: tutto questo è ovviamente compito del gruppo interdisciplinare
specialistico, di cui però è opportuno faccia parte integrante anche il team
delle cure primarie. Si sta infatti sempre più affermando, anche in Italia,
l’idea di un’organizzazione delle cure primarie, in cui il MMG venga affiancato
da altri professionisti, soprattutto per seguire i pazienti con le patologie più
impegnative: prima di tutto l’infermiere, ma, per problemi specifici, il
dietista, il fisioterapista, ecc. Il team così costituito deve essere in
costante contatto con la struttura specialistica ed ospedaliera, con la quale
deve condividere i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali.
Nel caso del paziente con patologia oncologica e, in particolare, con neoplasia
gastrica, il team delle cure primarie deve partecipare alle varie fasi del
cammino del paziente in ambiente ospedaliero, accompagnandolo ed affrontando,
insieme ai colleghi specialisti, le difficoltà, i fraintendimenti e le ansie
che inevitabilmente si presenteranno. In particolare, i "curanti"
dovrebbero far sentire il paziente al centro della loro attenzione, offrendogli
la sicurezza di un percorso condiviso, piuttosto che consigli e considerazioni
diversi, che spesso provocano incertezza e sconcerto, dando il via a pericolosi
e spiacevoli "viaggi della speranza".
D’altra parte, la partecipazione del team territoriale al percorso di cura è
fondamentale anche in considerazione dei sempre più brevi periodi di ricovero
ospedaliero: molto spesso, il paziente viene seguito dall’équipe specialistica
in day hospital o mediante appuntamenti ambulatoriali, rimanendo quindi per
gran parte del tempo della fase diagnostica e terapeutica al proprio domicilio
ed avendo quindi come referente immediato il MMG.